Scritto da slidincharlie
La maggior parte degli ampli valvolari vintage attualmente in giro appartengono a un marchio e a due categorie: Fender blackface e Fender silverface. Stiamo parlando degli ampli che, forse più di ogni altro, hanno "fatto la storia" del blues e del rock made in USA. E, sebbene non siano numerosissimi, sono comunque molto più frequenti di altri Fender (tweed, brown, white) o di altri marchi (Marshall, Ampeg, ecc.).Ma che vuol dire "faccia nera" e "faccia d'argento"?
Con questi termini ci si riferisce alla mascherina serigrafata (faceplate) presente sulla parte frontale dell'ampli, quella che ospita le manopole di controllo e gli ingressi per lo strumento. La differenza tra i due tipi non è solo estetica naturalmente, ma coinvolge il circuito e, spesso, la cura costruttiva e il tipo e qualità dei componenti usati. Comunemente si crede che questi cambiamenti siano avvenuti in corrispondenza del famoso (o famigerato...) passaggio della Fender alla CBS, in seguito al quale la denominazione dell'azienda cambiò da "Fender Electric Instruments" a "Fender Musical Instruments". In realtà il suddetto passaggio avvenne nel gennaio '65, mentre gli ampli BF furono prodotti tra la fine del '63 e la metà del '67 senza cambiamenti nei componenti e nella qualità generale: quindi durante l'era BF la gestione CBS non produsse "danni". E' a partire dall'aprile del '67 che la linea BF fu sostituita da quella SF (ma per alcuni mesi ci fu una transizione graduale che portò alla produzione di ampli esteticamente SF ma ancora con circuito BF. Vista la qualità obiettivamente superiore dei BF, fate attenzione all'annata e al circuito del vostro ampli SF o di quello che state per acquistare: potrebbe essere un BF sotto mentite spoglie!)
DIFFERENZE ESTETICHE
Il tolex nero e la maniglia sono rimasti uguali. Per
il resto, le principali differenze tra le due serie sono:

- la mascherina, da nera con il nome del modello in corsivo
bianco, diventa argentata con il nome in stampatello maiuscolo colore azzurro.
La mascherina è tornata nera nell'ultimo periodo di produzione dei SF (primi
anni '80), ma è comunque diversa da quella BF originale (foto a dx.). 
- la griglia anteriore è rimasta pressoché uguale per i
primi anni (silver sparkle prima, blue sparkle poi),
successivamente presenta fili verticali arancio (silver and
orange).
- fino a tutto il '69 i SF avevano una cornicetta di
alluminio attorno alla griglia, assente sia nei BF che nei SF
successivi.
- il logo Fender sulla griglia frontale è rimasto
"sottolineato" nel primo periodo SF (come lo era nei BF), successivamente ha
perso la sottolineatura.
DIFFERENZE COSTRUTTIVE
Il cablaggio è molto più accurato e ordinato nei
BF. Specialmente nei SF tardivi i fili sono disposti disordinatamente, stile
"ragnatela di ragno impazzito" o "nido di serpenti", fate voi ;-) .
ALTOPARLANTI 
Ecco il primo fattore responsabile del cambiamento di suono.
Gli altoparlanti dei BF erano generalmente Jensen (spesso con un'etichetta
marrone/dorata con la scritta Fender by Jensen). Sebbene questi Jensen
tardivi siano considerati di qualità inferiore a quelli usati dalla Fender sino
al '61, si tratta comunque di ottimi altoparlanti. Anche i coni Oxford e Utah
usati nei BF erano migliori di quelli montati in seguito sui SF. Tra i coni
usati nei SF, i CTS sono considerati tra i migliori.
DIFFERENZE CIRCUITALI
Qui troviamo le differenze più marcate.
Per
quanto riguarda i componenti non ci sono grosse novità. Le resistenze restano le
Allen-Bradley a impasto di carbone. I condensatori elettrolitici di filtro
restano i vecchi Mallory metallici, mentre quelli di bypass cambiano da quelli
grossi di carta a doppia sezione, a quelli piccolini bianchi singola sezione
(sempre Mallory però). I condensatori di accoppiamento e di tono nei SF sono di
solito blu marcati ITW a forma di "cuscino", che vanno benissimo, mentre nei BF
troviamo i blue molded cilindrici (ottimi) e a volte i "chocolate drops" marroni
che invece è meglio sostituire. I cavetti di collegamento BF sono ricoperti in
tessuto, che li rende più resistenti di quelli ricoperti in plastica e ne
agevola le saldature e la manutenzione in generale.
Le differenze saltano
all'occhio invece quando si confrontano i circuiti, modificati allo scopo più o
meno dichiarato di ottenere un suono più pulito e un maggiore volume di uscita.
Vediamo di elencarle.
- Bias. Nei BF è
possibile regolare con un potenziometro il voltaggio del bias che arriva alle
valvole finali, mentre nei SF è possibile regolare (con un potenziometro
identico e nella stessa posizione) solo il bilanciamento di tale voltaggio.
Questo permette di usare valvole non accoppiate, ma impedisce la cosa
principale, e cioè regolarlo in base alle caratteristiche della valvola e del
circuito. Inoltre per un breve periodo, nel 1968, è stata adottata nei SF una
soluzione ibrida consistente in un circuito misto cathode-fixed bias,
riconoscibile dalla grossa resistenza a massa, assente in qualsiasi altro
circuito BF o SF (tranne il Champ).
- Phase
inverter. Il circuito che include l'ultima valvola della sezione
pre, ovvero quella che pilota lo stadio finale, è diverso nella configurazione e
nei valori di alcune resistenze.
- Valvola
raddrizzatrice. Nei BF veniva usata una GZ34, mentre nei SF è
stata introdotta la 5U4GB, con conseguente innalzamento della tensione continua
(B+).
- Ultralinear. I modelli SF più
potenti (tra cui il Super Reverb e il Twin Reverb) hanno subito, a partire dal
'78-'79, una modifica importante consistente nell'utilizzo di un trasformatore
di uscita ultralineare più potente. Questo ha consentito di raggiungere potenze
maggiori (70W per il Super e 135W per il Twin ad esempio) mantenendo un elevato
margine di suono pulito, ma il tono è peggiorato parecchio. Di solito questi
modelli hanno anche un volume master. Questi sono certamente i SF meno
appetibili e quindi meno cari: un Super o un Twin ad alta potenza valgono molto
meno di uno con circuito SF
tradizionale.
- Booster. In alcuni modelli SF
tardivi (ad es. Deluxe Reverb e Vibrolux Reverb) il pot del volume è diventato
pull to boost: tirandolo si inserisce un circuito booster che aumenta
il volume in modo del tutto sgradevole. E' stata, tra tutte, forse l'innovazione
più stupida e dannosa dal punto di vista del suono, contribuendo tra l'altro a
rendere ancora più impasticciato il cablaggio. Per fortuna si può evitare il
peggioramento sonoro semplicemente evitando di attivare il
booster!
- Reverbero. Nei SF tardivi la
resistenza sul catodo (pin 3-8) della valvola che pilota il reverbero (V3) è
stata cambiata di valore, e il suo condensatore di bypass è stato eliminato.
Questo rende il reverbero SF più presente e forte (il che può anche piacere,
questione di gusti).
- Oscillazioni parassite.
A causa del cablaggio disordinato, i SF sono soggetti a possibili oscillazioni
parassite. Per tenerle sotto controllo, anziché "perdere" del tempo per cablare
meglio l'ampli, i valenti tecnici Fender installavano un condensatore ceramico a
massa sulla griglia di controllo (pin 5) di ogni valvola finale. Siccome tali
gingilli "succhiano" una parte di alte frequenze e tendono a smorzare la
presenza e la brillantezza (sparkle) del suono, si può provare a
toglierli.
E' lecito chiedersi perché mai siano stati creati i SF, ovvero cosa frullava nella mente degli ingegneri della Fender in quella fatidica primavera del 1967! La risposta sta in parte in ragioni legate ai gusti musicali, e in parte in motivi economici. I gusti del momento fecero pensare che ci fosse bisogno di ampli dal suono più pulito e più potente. I motivi economici consistevano nella necessità di ridurre i costi di produzione: da qui l'uso di materiali più scadenti (cabinet, altoparlanti, alcuni componenti) e soprattutto un assemblaggio meno curato.
Ma allora un ampli silverface fa proprio schifo? TUTT'ALTRO! Io
posseggo due SF (un Vibrolux Reverb e un Vibro Champ) e ne sono più che
soddisfatto (anche se li ho un po' rimaneggiati... ;-) ). Un silverface
è comunque un ampli di alta qualità, cablato a mano (point to point) e
che ha mantenuto un suono 100% Fender. La linea SF è rimasta in produzione dal
'67 all'81, conquistando così il record di durata tra tutte le serie Fender.
Inoltre, almeno nel circuito, un SF può essere riportato facilmente alle
specifiche BF. E infine, a mio modesto parere, se dovessi scegliere tra un
BF reissue moderno e un SF originale, prenderei senza dubbio
quest'ultimo: più affidabile, più robusto, probabilmente suona meglio e - perché
no - molto più affascinante! Bisogna anche considerare che i SF piccoli (Champ e
in parte Princeton) sono rimasti praticamente identici agli originali BF.
I grossi SF, come ad es. Super o Twin ultralineari,
Bandmaster, Bassman 135, restano tra gli ampli Fender vintage i meno ambiti, ma
non è che siano cattivi, e anzi per determinate applicazioni possono anche
piacere. Hanno dopotutto una personalità e un carattere che li rende
immediatamente riconoscibili come Fender, e anche se non hanno il tono e il
fascino di un blackface, si tratta comunque di strumenti con molte frecce al
proprio arco. Nei filmati dei concerti anni '70 di Muddy Waters, ad esempio, gli
ampli sul palco sono di solito dei SF: vogliamo dire che le chitarre avevano un
brutto suono??? ;-)
Carlo "slidincharlie" Pipitone
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- Tommy McCoy & Lucky Peterson
- ROBI ZONCA AND HIS BAND - Rebel!
- DIRTY TRAINLOAD - Rising Rust
- Joe Coco & Michele Lotta - GARDEN STATE
- J. Sintoni: The Red Suit
- Jumpinup - Buonasera Signorina
- GABRIEL DELTA - Sangre Latina, Alma Blues
- Roberto Testini si aggiudica lOscar del Mediterraneo 2007
- GAI BENNICI - Live cd + dvd
- ANGELO LEADBELLY ROSSI - I dont want to take nothing with me when Im gone
Collaborazione di lusso che risale al 2002 tra il chitarrista/vocalist Tommy McCoy e il mago dellHammond B3 Lucky Peterson in questo disco davvero intenso che portava il blues verso altri orizzonti. Nei 15 brani inclusi in Lay My Demons Down i due catturarono su disco tutta la padronanza virtuosistica degli strumenti e la straordinaria vitalità ed eccitazione delle loro performances tenute in ogni parte del globo. Registrato nei leggendari Kingsnake Studios e prodotto da Rock Bottom, fu un grandissimo successo, adesso ristampato su Blues Boulevard.
Robi Zonca non è uno di primo pelo. Ha suonato la chitarra come sideman in tanti dischi di svariati artisti italiani, e per una decina danni è stato nella band di un bluesman americano che in Italia è di casa, ovvero Andy J. Forest. Nel 2003 si è finalmente deciso a fare la svolta solista e ha prodotto il suo primo cd, Do you know?, seguito nel 2005 da You already know e nel 2006 da Magic box. Nel 2007 Robi dà alle stampe questo ultimo sforzo dal titolo Rebel!
Bob Cillo da Bari e Marco Del Noce da Roma hanno dato vita al progetto Dirty Trainload, un duo nu-blues (?) influenzato dalle produzioni Fat Possum, dal Delta e North Mississippi Hills blues, ma anche da un manipolo di trasgressori del rock come Suicide (prima generazione di new wave sperimentale newyorkese), Gun Club e Stooges. Bob suona la chitarra e armeggia con loop e drum machine, mentre Marco canta e suona larmonica. I due infilano qua e là percussioni e rumori vari. Rising Rust è il loro primo disco.
Michele Lotta è noto ai blues fans italiani per essere larmonicista e cantante dei King Biscuit Time, band messinese sulle scene dal 1993 con due ottimi album allattivo.
Garden State è il frutto dellamicizia e collaborazione tra Michele e il musicista americano Joe Coco, realizzato tra il New Jersey e lItalia con la partecipazione di musicisti americani e siciliani. E si tratta del sedicesimo (!) disco insieme in meno di dieci anni: una partnership più che rodata dunque!
Ho conosciuto il chitarrista J. Sintoni verso il 2002 quando aveva formato un eclettico duo acustico, Beer Soaked Gittars ed inciso in compagnia di un altro chitarrista, Mr.Banana il cd omonimo che ebbi modo di recensire in modo positivo tra laltro anche per il sito Blues and Blues.
Ora lo ritrovo in tuttaltra veste, titolare di un trio elettrico e di un cd, The Red Suit, uscito nellaprile 2007, autoprodotto e forte di dodici brani originali.
J.Sintoni è un musicista di Cesena trapiantato in Toscana dove si è fatto subito conoscere nella scena blues anche grazie a due partecipazioni al Festival Blues di Pistoia; ma anche a livello internazionale le sue doti di chitarrista creativo e sfaccettato sono note.
Per tutti gli appassionati del Jumpin' Jive ecco a voi il nuovo CD dei Jumpin'up.
"Buonasera Signorina" è il titolo del Cd, e vuole fare onore a tutti i compositori italiani degli anni '40 e '50 che traevano la loro ispirazione dalla musica americana e diedero le basi allo swing italiano. La playlist è fatta da classici americani ed italiani.
KUSIWAN nuovo cd del chitarrista argentino Gabriel Delta e i fidi Hurricanes, insieme a suo fratello di sangue e musica il batterista Fernando Conejo Trombetta ed al bassista Andrea Garavelli. Registrato interamente a Vercelli presso lo studio KMP di Paolo Baltaro il qualle ha contribuito con le sue tastiere alle registrazioni. Il mastering del disco è stato fatto presso lo studio Andres Mayo MASTERING&DVD, a cura di Fabian Prado e Andres Mayo in Buenos Aires-Argentina.
Roberto Testini, per il suo progetto musicale Caffé Espresso - blues latino made in Italy, si aggiudica lOSCAR DEL MEDITERRANEO 2007
Gran Premio Internazionale al Merito delle Attività Artistiche, Musicali e Culturali, premio attribuito a insigni personalità del mondo artistico e culturale che, con la loro opera, hanno contribuito allo sviluppo economico e sociale del nostro Paese e allaccrescimento della cultura artistica italiana allestero.
Il cd Caffè Espresso è stato trasmesso da oltre 100 emittenti radiofoniche americane, oltre che in Australia, Francia, Germania, Danimarca e Italia. Un altro premio per questo cd che si aggiunge al PREMIO SIAE 2004 come miglior progetto musicale dellanno per la ricercatezza e le energiche sonorità che fanno del progetto Caffé Espresso un prodotto dalle ottime qualità espressive.
Gai Bennici è un chitarrista agrigentino sulla scena musicale dalla fine degli anni '80: sicuramente una delle carriere più longeve nell'ambito del rock-blues siciliano. Assestatosi sulla formula del trio (i suoi accompagnatori sono Alberto Parla al basso e Angelo Spataro alla batteria), Bennici propone un rock con salde radici nel blues, collocandosi chiaramente nel solco della tradizione che da Jimi Hendrix porta a SRV ma mostrando un tocco e un approccio alla materia decisamente personale.
Abbiamo gia' parlato di Angelo Rossi e del suo blues . Conferma di quanto avevamo dedotto dai due precedenti lavori e dalle recensioni sulle riviste specializzate l'abbiamo avuta lo scorso luglio al Festival di Capo d'Orlando, dove abbiamo potuto rilevare come lo sguardo di Angelo Rossi sia attualmente rivolto verso le North Mississippi Hills, a meta' strada tra il country shack di Fred McDowell e quello di R.L. Burnside. Adesso Angelo viene fuori finalmente con un disco di brani originali (piu' una cover), dimostrando di avere davvero trovato la sua via personale al blues. Talmente personale che, ascoltando le undici tracce, non vengono facilmente in mente riferimenti precisi ad altri musicisti per descrivere la sua musica. L'unico riferimento certo e' il Mississippi, le sue pianure polverose, il suo caldo, i quartieri periferici desolati delle sue citta'. Ma che si tratti di BLUES (anche in assenza, spesso, delle classiche dodici battute) non c'e' alcun dubbio. 


