Venerdì, Settembre 03, 2010
   
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Le chitarre National

La National è uno dei miti di noi amanti del blues. Questa chitarra con il suono "di un banjo suonato dentro un bidone della spazzatura" (bella e azzeccata definizione che ho letto una volta da qualche parte), suonata spesso con il bottleneck, è associata al blues rurale e in particolare ai suoni arcaici (e stupendi) di gente come Son House o Bukka White. Una delle caratteristiche più peculiari della National (e delle chitarre resofoniche in generale) è certamente il volume, ben maggiore di quello di una comune chitarra acustica.

E difatti uno dei motivi che negli anni '30 ne determinarono il successo presso i bluesmen era appunto la possibilità di essere uditi agli angoli delle strade anche dai passanti distratti o lontani.
La chitarra resofonica (o resonator guitar) vede la luce nel 1927 grazie all'ingegno di John Dopyera e di suo fratello Rudy, due europei la cui famiglia emigrò negli Stati Uniti dall'Impero Austro-Ungarico nel 1908. I due fondarono la National String Instrument Company. L'idea di una chitarra con un sistema incorporato di 'amplificazione' era stata suggerita loro dalla necessità di farne sentire il suono anche nelle jazz bands e in tutte quelle situazioni in cui il volume della chitarra tendeva ad essere soffocato da quello degli altri strumenti. Tale amplificazione era ottenuta tramite un sistema di coni in sottile alluminio che amplificavano e proiettavano all'esterno il suono.

Il primo modello è stato una Tricone (a tre coni) square neck (ovvero con il manico a sezione rettangolare) da suonare sulle ginocchia (lap style) con una barretta slide. Dopo pochi mesi i due fantasiosi fratelli Dopyera le affiancarono mandolino, ukulele, chitarra a 4 corde (tenor e plectrum) e chitarra round neck, cioè a manico tondo (tutti con sistema tri-cone). Le chitarre single-cone, ovvero con un solo grande cono (prodotte esclusivamente nello stile round neck per essere suonate in posizione "normale" o Spanish) sono state prodotte alla National a partire dal 1930, e sono state proprio queste, per le caratteristiche sonore già dette e per il costo basso di alcuni modelli (Duolian e Triolian), ad essere adottate da molti bluesmen.

 

 

Tra questi ultimi, oltre ai già citati Son House e Bukka White, ricordiamo anche Blind Boy Fuller, Scrapper Blackwell e Bumble Bee Slim. La Tricone era usata - tra gli altri - da Tampa Red, Peetie Wheatstraw e Black Ace. Quasi tutti i chitarristi hawaiani (oltre ad alcuni jazzisti) usarono le National, in particolare le Tricone, e contribuirono parecchio a farle conoscere ed apprezzare negli USA durante le loro tournée. Tra i chitarristi contemporanei che fanno un uso più o meno frequente delle National mi vengono in mente John Hammond, Corey Harris, Catfish Keith, John Mooney, Mike Cooper, John Campbell, Kent Duchaine, il grandissimo Bob Brozman (forse il maggiore esperto, collezionista e suonatore di strumenti resofonici al mondo: http://www.bobbrozman.com) e infine il poco noto ma promettente Carlo Pipitone (eh eh eh!).

 

 

 

Per fortuna la storia della National non è finita! Nel 1998 McGregor Gaines e Don Young, provenienti dalla O.M.I. (Original Musical Instrument Co., ovvero la casa produttrice dei Dobro) fondarono la National Reso-Phonic Guitars, che ha riportato questi strumenti agli antichi fasti. Il catalogo attuale della National (http://www.nationalguitars.com) comprende sia repliche dei vecchi strumenti, sia modelli originali tra i quali la Reso-lectric, una resofonica solid-body che accoppia un pickup montato sul cono ad un normale pickup da chitarra elettrica (inizialmente un lipstick, in seguito sostituito da un P-90), selezionabili e miscelabili tra di loro. Le nuova National non hanno nulla da invidiare come suono ed estetica alle loro "mamme" di 70 anni fa (parola di Bob Brozman!)
Esiste anche qualche altro produttore di resofoniche National-style in Europa e negli USA. In particolare dovreste visitare www.resound.uk.com e contattare John "Jawbone" Crabb ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) per le Amistar (ditegli che vi mando io!  ;-) ). Controllate anche le Continental (http://www.ami-gmbh.de), che poi credo siano le Amistar sotto altro nome.

 

Carlo "Slidincharlie" Pipitone

La storia della National, dalle origini al 1941 (anno in cui la ditta cessò di produrre le Tricone e i modelli a cassa metallica e imboccò una strada e una filosofia costruttiva diversa dal passato) è raccontata con dovizia di particolari da Bob Brozman nel libro The History and Artistry of National Resonator Instruments, pubblicato da Centerstream nel 1993 e splendidamente illustrato da una miriade di foto in b/n e a colori.

Collaborazione di lusso che risale al 2002 tra il chitarrista/vocalist Tommy McCoy e il mago dell’Hammond B3 Lucky Peterson in questo disco davvero intenso che portava il blues verso altri orizzonti. Nei 15 brani inclusi in “Lay My Demons Down” i due catturarono su disco tutta la padronanza virtuosistica degli strumenti e la straordinaria vitalità ed eccitazione delle loro performances tenute in ogni parte del globo. Registrato nei leggendari Kingsnake Studios e prodotto da Rock Bottom, fu un grandissimo successo, adesso ristampato su Blues Boulevard.

Robi Zonca non è uno di primo pelo. Ha suonato la chitarra come sideman in tanti dischi di svariati artisti italiani, e per una decina d’anni è stato nella band di un bluesman americano che in Italia è di casa, ovvero Andy J. Forest. Nel 2003 si è finalmente deciso a fare la svolta solista e ha prodotto il suo primo cd, Do you know?, seguito nel 2005 da You already know e nel 2006 da Magic box. Nel 2007 Robi dà alle stampe questo ultimo sforzo dal titolo Rebel!

Bob Cillo da Bari e Marco Del Noce da Roma hanno dato vita al progetto Dirty Trainload, un duo nu-blues (?) influenzato dalle produzioni Fat Possum, dal Delta e North Mississippi Hills blues, ma anche da un manipolo di trasgressori del rock come Suicide (prima generazione di new wave sperimentale newyorkese), Gun Club e Stooges. Bob suona la chitarra e armeggia con loop e drum machine, mentre Marco canta e suona l’armonica. I due infilano qua e là percussioni e rumori vari. Rising Rust è il loro primo disco.

Michele Lotta è noto ai blues fans italiani per essere l’armonicista e cantante dei King Biscuit Time, band messinese sulle scene dal 1993 con due ottimi album all’attivo.
Garden State è il frutto dell’amicizia e collaborazione tra Michele e il musicista americano Joe Coco, realizzato tra il New Jersey e l’Italia con la partecipazione di musicisti americani e siciliani. E si tratta del sedicesimo (!) disco insieme in meno di dieci anni: una partnership più che rodata dunque!

Ho conosciuto il chitarrista J. Sintoni verso il 2002 quando aveva formato un eclettico duo acustico, Beer Soaked Gittars ed inciso in compagnia di un altro chitarrista, Mr.Banana il cd omonimo che ebbi modo di recensire in modo positivo tra l’altro anche per il sito Blues and Blues.
Ora lo ritrovo in tutt’altra veste, titolare di un trio elettrico e di un cd, The Red Suit, uscito nell’aprile 2007, autoprodotto e forte di dodici brani originali.
J.Sintoni è un musicista di Cesena trapiantato in Toscana dove si è fatto subito conoscere nella scena blues anche grazie a due partecipazioni al Festival Blues di Pistoia; ma anche a livello internazionale le sue doti di chitarrista creativo e sfaccettato sono note.

jumpin'up - buonasera signorinaPer tutti gli appassionati del Jumpin' Jive ecco a voi il nuovo CD dei Jumpin'up.

"Buonasera Signorina" è il titolo del Cd, e vuole fare onore a tutti i compositori italiani degli anni '40 e '50 che traevano la loro ispirazione dalla musica americana e diedero le basi allo swing italiano. La playlist è fatta da classici americani ed italiani.


“KUSIWAN” nuovo cd del chitarrista argentino Gabriel Delta e i fidi Hurricanes, insieme a suo fratello di sangue e musica il batterista Fernando “Conejo” Trombetta ed al bassista Andrea Garavelli. Registrato interamente a Vercelli presso lo studio “KMP” di Paolo Baltaro il qualle ha contribuito con le sue tastiere alle registrazioni. Il mastering del disco è stato fatto presso lo studio Andres Mayo MASTERING&DVD, a cura di Fabian Prado e Andres Mayo in Buenos Aires-Argentina.

Roberto Testini, per il suo progetto musicale Caffé Espresso - blues latino made in Italy, si aggiudica l’OSCAR DEL MEDITERRANEO 2007
Gran Premio Internazionale al Merito delle Attività Artistiche, Musicali e Culturali, ”premio attribuito a insigni personalità del mondo artistico e culturale che, con la loro opera, hanno contribuito allo sviluppo economico e sociale del nostro Paese e all’accrescimento della cultura artistica italiana all’estero”.
Il cd Caffè Espresso è stato trasmesso da oltre 100 emittenti radiofoniche americane, oltre che in Australia, Francia, Germania, Danimarca e Italia. Un altro premio per questo cd che si aggiunge al PREMIO SIAE 2004 come miglior progetto musicale dell’anno “per la ricercatezza e le energiche sonorità che fanno del progetto Caffé Espresso un prodotto dalle ottime qualità espressive”.

bennici_1Gai Bennici è un chitarrista agrigentino sulla scena musicale dalla fine degli anni '80: sicuramente una delle carriere più longeve nell'ambito del rock-blues siciliano. Assestatosi sulla formula del trio (i suoi accompagnatori sono Alberto Parla al basso e Angelo Spataro alla batteria), Bennici propone un rock con salde radici nel blues, collocandosi chiaramente nel solco della tradizione che da Jimi Hendrix porta a SRV ma mostrando un tocco e un approccio alla materia decisamente personale.

Abbiamo gia' parlato di Angelo Rossi e del suo blues . Conferma di quanto avevamo dedotto dai due precedenti lavori e dalle recensioni sulle riviste specializzate l'abbiamo avuta lo scorso luglio al Festival di Capo d'Orlando, dove abbiamo potuto rilevare come lo sguardo di Angelo Rossi sia attualmente rivolto verso le North Mississippi Hills, a meta' strada tra il country shack di Fred McDowell e quello di R.L. Burnside. Adesso Angelo viene fuori finalmente con un disco di brani originali (piu' una cover), dimostrando di avere davvero trovato la sua via personale al blues. Talmente personale che, ascoltando le undici tracce, non vengono facilmente in mente riferimenti precisi ad altri musicisti per descrivere la sua musica. L'unico riferimento certo e' il Mississippi, le sue pianure polverose, il suo caldo, i quartieri periferici desolati delle sue citta'. Ma che si tratti di BLUES (anche in assenza, spesso, delle classiche dodici battute) non c'e' alcun dubbio.

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