Scritto da slidincharlie
Ci sono ampli a stato solido, ce ne sono altri che hanno delle valvole solo nel pre o nel finale... ma niente suona come un ampli totalmente valvolare, specialmente se suoniamo blues! Indipendentemente dallo stile suonato e dalla chitarra usata, il calore e la ricchezza armonica emanati dalle valvole (specialmente quelle finali portate verso la saturazione) abbelliscono il tocco di qualsiasi musicista.
Certo, chi ha avuto la fortuna di girare qualche blues club a Chicago (per non parlare del Delta...) sa che lì i musicisti usano spesso combo a transistor, e non per questo hanno un cattivo suono! Si tratta però di musicisti che con il blues ci campano, spesso a malapena, e antepongono giustamente la pagnotta al raggiungimento dell? ?ultimate tone?; per questo risparmiano sulla loro attrezzatura. Ma se ci vogliamo avvicinare al sound ?storico? degli anni ?50 e ?60, le valvole sono un must.
Vediamo adesso di introdurre il mondo delle valvole...
Attualmente solo alcune fabbriche in Europa orientale e in Cina producono valvole termoioniche. Queste valvole sono vendute con i marchi JJ/Tesla, Ei, Svetlana, Ruby, Sovtek, ElectroHarmonix,Valve Arts, Golden Dragon, Shuguang, Groove Tubes. Anche Fender e Marshall marchiano con il loro nome valvole prodotte dalle suddette fabbriche. Queste valvole di produzione recente includono tutte le varie tipologie in uso negli ampli per strumenti e in quelli hi-fi: preamplificatrici (vari tipi con diversi livelli di guadagno), finali e rettificatrici. Alcuni modelli di alcune marche sono molto apprezzati dai musicisti, e si comportano bene sia dal punto di vista sonoro che da quello strettamente elettrico, mentre altri lasciano molto a desiderare. Però costano poco e il rapporto qualità/prezzo in certi casi è veramente ottimo: vedi ad esempio le 6L6GC Svetlana e JJ/Tesla, le EL34 JJ/Tesla, le 6V6 EH, le ECC83/12AX7 JJ/Tesla, e così via.
L?alternativa alle valvole di produzione corrente sono quelle NOS (New Old Stock) (1), ovvero valvole prodotte principalmente in USA e in Europa sino a circa metà degli anni ?70 da fabbriche che hanno in seguito interrotto (ahimè!) l?attività. I marchi più noti sono RCA, GE, Sylvania, Philips, TungSol, Mazda, Marconi, Telefunken, Visseaux, Mullard. Anche in questo caso i produttori di ampli (Fender e Marshall in primis) apponevano spesso in passato il loro marchio su valvole prodotte da altri. La presenza di un codice numerico però consente di solito di risalire al produttore.
Ma quante valvole ci sono in un ampli per chitarra?
Dipende dal numero di canali, dalla presenza o meno di riverbero e tremolo (erroneamente chiamato ?vibrato?), e da alcuni altri fattori. Prendiamo ad esempio un classico ampli Fender blackface o silverface. Lo schema sotto (liberamente tratto dal sito http://www.kcanostubes.com/) indica la disposizione e la funzione delle valvole del pre. La numerazione (da V1 a V6) si legge da destra a sinistra guardando l?ampli dal retro:
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Posizione della valvola |
V6 |
V5 |
V4 |
V3 |
V2 |
V1 |
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Tipo--> |
12AT7 |
12AX7 |
12AX7 |
12AT7 |
12AX7 |
12AX7 |
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Funzione--> |
Phase Inverter |
Tremolo |
Secondo stadio di guadagno per il canale Vibrato e ritorno del riverbero |
Mandata del riverbero |
Primo stadio di guadagno per il canale Vibrato |
Primo stadio di guadagno per il canale Normal |
Nello stadio finale avremo due (a volte quattro o più, a seconda della potenza dell?ampli) valvole. Infine può esserci una valvola rettificatrice (in alcuni ampli è sostituita da uno o più diodi). Ora capirete perché, al momento di rivalvolare un ampli, ci si pensa due volte prima di rivolgersi al mercato NOS! Oltretutto, prima o poi, le scorte di valvole NOS si esauriranno... e allora i produttori attuali avranno la loro rivincita!
Tornando al numero di valvole, in alcuni ampli il loro numero può essere ridotto a causa della mancanza di riverbero e/o tremolo, oppure per il fatto che questi effetti possono essere pilotati da transistor. E non dimentichiamo i mini-ampli: il Fender Champ (6W nella versione blackface o silverface) ne aveva solo tre: una 5Y3 rettificatrice, una 12AX7 nel pre e una 6V6 nel finale.
Le accoppiamo o no?
C?è veramente necessità di usare valvole finali accoppiate? La risposta è SI. La ragione (in parole povere) sta nel fatto che le valvole hanno delle caratteristiche elettriche intrinseche variabili dall?una all?altra, e la risposta di ognuna alle tensioni presenti in un determinato ampli può variare anche di molto. In altre parole, montando due valvole finali non accoppiate, una delle due può benissimo ?andare al creatore? dopo pochissimo tempo! D?altronde un accoppiamento non perfetto (diciamo, in termini di differenza nella corrente ?tirata?, una decina di mA) è ritenuto da alcuni un modo per ottenere un tono particolarmente bello. De gustibus...
Carlo "Slidincharlie" Pipitone
(1) alcune partite di valvole NOS sono siglate JAN (Joint Army-Navy): valvole made in USA destinate ad un uso militare
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- Tommy McCoy & Lucky Peterson
- ROBI ZONCA AND HIS BAND - Rebel!
- DIRTY TRAINLOAD - Rising Rust
- Joe Coco & Michele Lotta - GARDEN STATE
- J. Sintoni: The Red Suit
- Jumpinup - Buonasera Signorina
- GABRIEL DELTA - Sangre Latina, Alma Blues
- Roberto Testini si aggiudica lOscar del Mediterraneo 2007
- GAI BENNICI - Live cd + dvd
- ANGELO LEADBELLY ROSSI - I dont want to take nothing with me when Im gone
Collaborazione di lusso che risale al 2002 tra il chitarrista/vocalist Tommy McCoy e il mago dellHammond B3 Lucky Peterson in questo disco davvero intenso che portava il blues verso altri orizzonti. Nei 15 brani inclusi in Lay My Demons Down i due catturarono su disco tutta la padronanza virtuosistica degli strumenti e la straordinaria vitalità ed eccitazione delle loro performances tenute in ogni parte del globo. Registrato nei leggendari Kingsnake Studios e prodotto da Rock Bottom, fu un grandissimo successo, adesso ristampato su Blues Boulevard.
Robi Zonca non è uno di primo pelo. Ha suonato la chitarra come sideman in tanti dischi di svariati artisti italiani, e per una decina danni è stato nella band di un bluesman americano che in Italia è di casa, ovvero Andy J. Forest. Nel 2003 si è finalmente deciso a fare la svolta solista e ha prodotto il suo primo cd, Do you know?, seguito nel 2005 da You already know e nel 2006 da Magic box. Nel 2007 Robi dà alle stampe questo ultimo sforzo dal titolo Rebel!
Bob Cillo da Bari e Marco Del Noce da Roma hanno dato vita al progetto Dirty Trainload, un duo nu-blues (?) influenzato dalle produzioni Fat Possum, dal Delta e North Mississippi Hills blues, ma anche da un manipolo di trasgressori del rock come Suicide (prima generazione di new wave sperimentale newyorkese), Gun Club e Stooges. Bob suona la chitarra e armeggia con loop e drum machine, mentre Marco canta e suona larmonica. I due infilano qua e là percussioni e rumori vari. Rising Rust è il loro primo disco.
Michele Lotta è noto ai blues fans italiani per essere larmonicista e cantante dei King Biscuit Time, band messinese sulle scene dal 1993 con due ottimi album allattivo.
Garden State è il frutto dellamicizia e collaborazione tra Michele e il musicista americano Joe Coco, realizzato tra il New Jersey e lItalia con la partecipazione di musicisti americani e siciliani. E si tratta del sedicesimo (!) disco insieme in meno di dieci anni: una partnership più che rodata dunque!
Ho conosciuto il chitarrista J. Sintoni verso il 2002 quando aveva formato un eclettico duo acustico, Beer Soaked Gittars ed inciso in compagnia di un altro chitarrista, Mr.Banana il cd omonimo che ebbi modo di recensire in modo positivo tra laltro anche per il sito Blues and Blues.
Ora lo ritrovo in tuttaltra veste, titolare di un trio elettrico e di un cd, The Red Suit, uscito nellaprile 2007, autoprodotto e forte di dodici brani originali.
J.Sintoni è un musicista di Cesena trapiantato in Toscana dove si è fatto subito conoscere nella scena blues anche grazie a due partecipazioni al Festival Blues di Pistoia; ma anche a livello internazionale le sue doti di chitarrista creativo e sfaccettato sono note.
Per tutti gli appassionati del Jumpin' Jive ecco a voi il nuovo CD dei Jumpin'up.
"Buonasera Signorina" è il titolo del Cd, e vuole fare onore a tutti i compositori italiani degli anni '40 e '50 che traevano la loro ispirazione dalla musica americana e diedero le basi allo swing italiano. La playlist è fatta da classici americani ed italiani.
KUSIWAN nuovo cd del chitarrista argentino Gabriel Delta e i fidi Hurricanes, insieme a suo fratello di sangue e musica il batterista Fernando Conejo Trombetta ed al bassista Andrea Garavelli. Registrato interamente a Vercelli presso lo studio KMP di Paolo Baltaro il qualle ha contribuito con le sue tastiere alle registrazioni. Il mastering del disco è stato fatto presso lo studio Andres Mayo MASTERING&DVD, a cura di Fabian Prado e Andres Mayo in Buenos Aires-Argentina.
Roberto Testini, per il suo progetto musicale Caffé Espresso - blues latino made in Italy, si aggiudica lOSCAR DEL MEDITERRANEO 2007
Gran Premio Internazionale al Merito delle Attività Artistiche, Musicali e Culturali, premio attribuito a insigni personalità del mondo artistico e culturale che, con la loro opera, hanno contribuito allo sviluppo economico e sociale del nostro Paese e allaccrescimento della cultura artistica italiana allestero.
Il cd Caffè Espresso è stato trasmesso da oltre 100 emittenti radiofoniche americane, oltre che in Australia, Francia, Germania, Danimarca e Italia. Un altro premio per questo cd che si aggiunge al PREMIO SIAE 2004 come miglior progetto musicale dellanno per la ricercatezza e le energiche sonorità che fanno del progetto Caffé Espresso un prodotto dalle ottime qualità espressive.
Gai Bennici è un chitarrista agrigentino sulla scena musicale dalla fine degli anni '80: sicuramente una delle carriere più longeve nell'ambito del rock-blues siciliano. Assestatosi sulla formula del trio (i suoi accompagnatori sono Alberto Parla al basso e Angelo Spataro alla batteria), Bennici propone un rock con salde radici nel blues, collocandosi chiaramente nel solco della tradizione che da Jimi Hendrix porta a SRV ma mostrando un tocco e un approccio alla materia decisamente personale.
Abbiamo gia' parlato di Angelo Rossi e del suo blues . Conferma di quanto avevamo dedotto dai due precedenti lavori e dalle recensioni sulle riviste specializzate l'abbiamo avuta lo scorso luglio al Festival di Capo d'Orlando, dove abbiamo potuto rilevare come lo sguardo di Angelo Rossi sia attualmente rivolto verso le North Mississippi Hills, a meta' strada tra il country shack di Fred McDowell e quello di R.L. Burnside. Adesso Angelo viene fuori finalmente con un disco di brani originali (piu' una cover), dimostrando di avere davvero trovato la sua via personale al blues. Talmente personale che, ascoltando le undici tracce, non vengono facilmente in mente riferimenti precisi ad altri musicisti per descrivere la sua musica. L'unico riferimento certo e' il Mississippi, le sue pianure polverose, il suo caldo, i quartieri periferici desolati delle sue citta'. Ma che si tratti di BLUES (anche in assenza, spesso, delle classiche dodici battute) non c'e' alcun dubbio. 


